COMUNICATI

COMUNICATI (90)

 

"La Scaletta DI MATERA" di Michele Fumagallo

Cinquant'anni fa, dall'effervescenza di un gruppo di giovani, nacque un circolo culturale per impedire che la storia racchiusa tra i Sassi si perdesse definitivamente. Un lavoro che continua

Indubbiamente gli anni dell'immediato dopoguerra hanno costituito un momento fondamentale per la storia di Matera. E' da lì che parte tutto un excursus che porterà, nel bene e nel male, a un ridisegno nuovo della città. Una città del tutto particolare, con i quartieri antichi dei Sassi allora sovrappopolati (15 mila abitanti), con un ribollire di iniziative e speranze tipiche del dopoguerra, con la lungimiranza di minoranze intelligenti e combattive e con il pressappochismo e la superficialità, pur in un discorso di progresso, di maggioranze che non vedevano l'ora di liquidare un passato e una storia che, pur piena di miseria e di ingiustizie da avversare, era stata densa di senso e di civiltà. L'evacuazione degli abitanti dai Sassi, lo spegnimento totale dei quartieri popolari più vivi della città fu insieme una necessità e un errore. Necessità perché le esigenze abitative e di sviluppo portavano a un forte ridimensionamento della capacità abitativa e di vita dei Sassi. Errore perché il risanamento e la ristrutturazione dei Sassi esigevano sì un ridimensionamento drastico dei suoi abitanti ma non la cancellazione totale di ogni forma di vita abitativa.

Quando i Sassi cominciarono a spegnersi e le persone scambiarono la loro casa con quella costruita in quartieri fuori città (La Martella, e altri) questo passaggio, e quello che portava con sé, sembrò qualcosa di non pienamente risolto, ed ebbe anche da subito il sapore del progresso malato. Come, del resto, capitò in buona parte d'Italia nel rapporto tra il vecchio e il nuovo, sia pure in situazioni meno drastiche di quelle materane. Quando tutto prese la strada scelta dal governo De Gasperi dei primi anni 50, cambiò definitivamente la storia della città. Subentrò allora in alcuni il tentativo di riprendere in mano la storia dei Sassi e di darle un futuro di risanamento e di rinascita. Poi sarebbero venuti gli anni dell'emigrazione, gli anni dell'abbandono e della morte dei quartieri. In questo coacervo di contraddizioni e di culture che cercavano il contatto con la grande cultura nazionale, accanto a gruppi e minoranze di già consolidata tradizione, alcuni giovani diedero vita al circolo culturale «La Scaletta» nel lontano 7 aprile del 1959. Cioè cinquant'anni fa. Un compleanno che gli ormai attempati ex giovani, insieme ad altri giovani che nel frattempo si sono aggregati, celebreranno per alcuni mesi con appuntamenti di rilievo, mostre e convegni. Una storia che ha un segreto: lo straordinario incontro tra il patrimonio intellettuale di persone che negli anni del fascismo e della guerra non avevano avuto la possibilità di manifestarsi ed un gruppo di giovanissimi pieni di curiosità e di speranza per il nuovo scenario di vita che la ritrovata democrazia stava tracciando. Fu questo che costituì evidentemente il lievito che produsse un impegno culturale che ha lasciato il segno. Il lascito de «La Scaletta» non è solo di dibattiti o di organizzazione di mostre ed altro, ma è una storia di lavoro sulle strutture, di scoperte fondamentali (tante chiese rupestri, ad esempio), di messa a punto di luoghi ed edifici (il museo della scultura contemporanea Musma, aperto tre anni fa nel Palazzo Pomarici, è l'ultima creatura del circolo). Ma poi le mostre più significative che hanno attraversato le splendide chiese rupestri dei Sassi portano il marchio del circolo.

«Il fermento politico, le rivendicazioni sociali, le occupazioni delle terre - dice Michele De Ruggieri, tra i fondatori del circolo - , la forte richiesta di riscatto delle classi subalterne confinate in un luogo che conservava tutto intero il dolore, la povertà e la disperazione, richiamarono politici, studiosi, giornalisti, organizzazioni nazionali ed internazionali». E così di Matera, i cui Sassi erano stati portati alla ribalta dal memoriale di Carlo Levi, si occuparono politici del calibro di Palmiro Togliatti e Alcide De Gasperi, e intellettuali di varia collocazione come Carlo Levi, Ernesto De Martino, Friedrich Friedmann, Rocco Mazzarone, Manlio Rossi Doria, Umberto Zanotti Bianco, Adriano Olivetti, Leonardo Sacco, più in là Pier Paolo Pasolini e tanti altri. «Questo scenario così ricco di fermenti e di stimoli - continua De Ruggieri - non poteva esaurirsi senza lasciare traccia: divenne infatti una specie di incubatrice dove prese forma la curiosità, poi l'impegno di un gruppo di giovani che alla fine degli anni cinquanta si posero una semplice quanto fondamentale domanda: chi siamo, siamo figli della miseria o siamo figli della storia? La risposta di quei giovani fu eloquente e molto pratica e portò alla decisione di costituire un gruppo per la ricerca e lo studio del patrimonio storico e culturale del territorio per poi redigere un progetto di valorizzazione». Sì, sicuramente gli anni del lungo dopoguerra sono quelli più ricchi di fermenti a Matera, quelli a cui bisogna ritornare sempre se si vuol capire la storia di oggi, se si vogliono correggere anche gli errori di quel ricco passato e di una contemporaneità piena di rischi, bloccata in una palude senza futuro. Nacque dunque in quel lontano aprile 1959 l'idea di costituire un circolo culturale che prese subito il nome di «La Scaletta» perché ubicato, nella sua prima sede, in un seminterrato dove si accedeva attraverso degli scalini. L'associazione di fatto era già sorta nel 1958 ma l'atto costitutivo e lo statuto furono formalizzati dalle assemblee del 7 e dell'11 aprile dell'anno dopo. Ma come mai un gruppo piuttosto numeroso e compatto di giovani affrontò un così impegnativo progetto? Essi avevano avuto una esperienza di filodrammatica e quindi un lavoro di gruppo quanto mai utile per la formazione dello spirito di ricerca e di rapporto con la comunità.

«Cambiando l'oggetto del progetto - riprende De Ruggieri - non cambiò né il gruppo né il metodo di lavoro. Si aggiunse, invece, un altro importante elemento: la consapevolezza di svolgere un ruolo a favore della propria terra. In questa prospettiva il gruppo cementò la propria compattezza e si nutrì di ulteriori stimoli». La prima occasione fu offerta dalla collaborazione ad Umberto Zanotti Bianco per l'organizzazione del 1° convegno di storiografia lucana. I componenti del gruppo erano tutti disoccupati, studenti universitari o studenti medi, con un solo impiegato di 28 anni, capo riconosciuto. Il segreto del successo del Circolo fu probabilmente quello di attirare l'attenzione di un certo numero di esperti e intellettuali che si lasciarono coinvolgere generosamente nel dibattito con i più giovani. Da ricordare le serate trascorse a discutere sui progetti per il possibile avvenire della città e dei suoi quartieri antichi. Il medico-sociologo Rocco Mazzarone, l'enciclopedico Eustachio Tortorelli, il politico Michele Guanti (diventerà senatore per il PCI), Nicola De Ruggieri persona di ampia cultura, l'architetto ed urbanista Vincenzo Baldoni, furono le persone (oggi si chiamerebbero tutor) più assidue. Sin dall'inizio il Circolo approfondì le tematiche ritenute più importanti per il territorio. Dopo aver esplorato le emergenze preistoriche con lo studio sul villaggio neolitico di Murgia Timone, fu compiuto un lungo studio sulle chiese rupestri del materano che si concluse con una pubblicazione del 1966 che ancora oggi costituisce punto di riferimento per gli studi sulla civiltà rupestre. Su questa scia si sono mosse le successive iniziative: dalla ricerca sulle masserie fortificate ai problemi della conservazione e del restauro ed alle varie forme di diffusione della conoscenza del patrimonio culturale della città e, in particolare, del recupero della memoria storica contenuta nei Sassi di Matera. Per dare poi un forte segnale alla città il Circolo acquistò nel 1972 un palazzo nel Sasso Barisano trasferendovi la sede e le attività. Nel 1978, in collaborazione con il Comune, il Circolo allestì, nella sua nuova sede, l'esposizione degli elaborati del Concorso Internazionale previsto dalla legge per il recupero e la valorizzazione dei Sassi. Un'altra sezione approfondì e verificò gli studi e i programmi di sviluppo socio-economico che venivano prodotti in Basilicata. Furono curate 16 monografie che costituirono una sorta di anteprima al Piano Regionale (1964-65). In base a queste esperienze il Circolo ha continuato ad interessarsi dei vari problemi come, la difesa e valorizzazione dell'ambiente. La costituzione del Parco Nazionale del Pollino e del Parco della Murgia Materana e la difesa del metapontino dove la Liquichimica voleva realizzare un devastante intervento, hanno visto i soci del Circolo partecipare alle (vittoriose) battaglie. Recentemente il Circolo ha aderito alle giornate di Scanzano contro il progetto del deposito delle scorie nucleari.

Altri soci hanno curato i rapporti con il mondo della cultura nazionale ed internazionale, con particolare riferimento alle arti visive. Oltre ad innumerevoli mostre di famosi artisti (Gentilini, Perilli, Ortega, Maccari, Calabria, Cantatore, Zancanaro, Del Pezzo, Guerricchio), nel 1978 fu realizzata nei Sassi e sul prospiciente altipiano murgico l'esposizione di undici grandi sculture di Pietro Consagra. Per l'occasione fu redatto un documento chiamato «La carta di Matera», per la salvaguardia dei centri storici. Oltre che da Consagra ed Andrea Cascella il documento fu sottoscritto da numerosi artisti e presentato a Venezia. La mostra di Consagra fece scoprire come la scultura contemporanea ben si inseriva in un antico ambiente rupestre. Nacque così l'idea di utilizzare i monasteri rupestri della Madonna delle Virtù e di San Nicola dei Greci (restaurati da La Scaletta nel 1967) quali luoghi di esposizione di opere di scultura di artisti contemporanei. Lo storico dell'arte Giuseppe Appella si impegnò al progetto e nel 1987 si dette inizio alle «Grandi mostre nei Sassi» che ogni anno in estate presentano importanti momenti dell'arte contemporanea nel mondo. «Di una cosa siamo sicuri - dice l'attuale presidente del circolo Nicola Rizzi - : il nostro lavoro può avere un futuro nel gruppo di giovani che si sono aggregati attorno a noi. Può avere un futuro se continuerà il rinnovamento della memoria storica dei fatti più importanti che hanno caratterizzato la storia della città. Può avere un futuro se persisterà nella difesa dell'ambiente più tipico del nostro territorio».

Nei 50 anni di vita il Circolo è diventato un punto certo di riferimento dell'impegno civile e culturale della città: tra le tante personalità che sono state ospitate si ricordano il poeta Alfonso Gatto, i giornalisti Andrea Barbato, Gaetano Tumiati, Vittore Fiore e Giovanni Russo, tra i politici Umberto Terracini, Emilio Colombo e Michele Cifarelli, gli studiosi del territorio Manlio Rossi Doria e Aldo Musacchio, il designer Mario Cresci, lo storico dell'arte Michele D'Elia, gli archeologi Eleonora Bracco, Dinu Adamesteanu ed Elena Lattanzi. L'ultimo abbraccio poetico è stato dato ai soci del circolo da Tonino Guerra. Naturalmente l'avventura de «La Scaletta», dentro una città passata da «vergogna nazionale» a «patrimonio dell'umanità» tutelato dall'Unesco, continua.

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Uno scrittore che ha investito molto sul mondo virtuale e della comunicazione e un poeta che ha scelto l'anonimato più assoluto. Lorenzo Laporta e Framarò, due personalità agli antipodi, accomunate solo dalla passione per la scrittura, saranno i protagonisti venerdì 19 dicembre alle 18,30 presso il Circolo La Scaletta di Matera (Via Sette Dolori, 10 - Rioni Sassi) della presentazione incrociata dei libri "Le parole della pioggia" (Il filo edizioni) e "I primi 96". L'evento è promosso dal Circolo Culturale La Scaletta ed è realizzato in collaborazione con la giornalista Rossella Montemurro.
Lorenzo Laporta, poeta e scrittore, è nato a Taranto il 16 settembre del 1981. Dopo la maturità classica, conseguita nel 2000, si è trasferito a Napoli, dove si è laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche. Appassionato di cinema, storia dell'arte e lingue straniere, ha iniziato a scrivere per diletto all'età di quindici anni. Qualche anno dopo ha incontrato a Taranto il narratore e poeta italiano Roberto Pazzi, con il quale ha stretto un profondo rapporto epistolare.
Proprio Pazzi, nel 1999, ha scritto una presentazione sulla prima opera poetica del giovane Lorenzo, la silloge L'uomo solo (Scorpione, 1999). Sue liriche inedite vengono pubblicate sull'antologia dei poeti "La Vallisa" (Bari). Tra segnalazioni e premi ottenuti, il 1° Premio "Pirandello" (Agrigento, 2000). Esordio in narrativa col romanzo prefato da Romano Battaglia per i tipi della Bastogi, dal titolo "Déjà-vu" (Foggia, 2003). "Le parole della pioggia" è stato presentato presentato alla Fiera di Torino e già in sedici città italiane. Con questo romanzo ha ottenuto la promozione ufficiale MySpace Italia e l'invito di Città del Libro di Campi Salentina. Vive e lavora a Taranto dove collabora con mezzi d'informazione e operatori culturali. Il suo sito internet è: www.myspace.com/lorenzthedoor

Framarò, poeta, autore de "I primi '96". Ha scelto rigorosamente l'anonimato.

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Riprendono gli appuntamenti del Circolo Culturale La Scaletta di Matera con i "Percorsi Letterari. Dalla lettura all'ascolto", realizzati a cura di Francesca Bianco in collaborazione con il Centro di Cultura Teatrale Skené. Domenica 14 dicembre, alle ore 18.00, presso la sede del circolo (Via Sette Dolori, 10 - Rioni Sassi), Lello Chiacchio introdurrà il capolavoro di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, "Il Gattopardo". Le voci di Daniela De Fina, Nicolò Marchese, Valentina Pagano, Petra Santilio e Monica Petrara si alterneranno nella lettura di alcuni tra i più suggestivi momenti dell'opera letteraria.

Alla fine degli anni '50 "Il Gattopardo" fu salutato dalla critica quale espressione nostalgica e reazionaria di un Risorgimento fallimentare, riverbero esilico di un panorama storico al tramonto.

Ebbro di identità borbonica il Principe Salina, protagonista del romanzo, coglie i segni della nuova cultura emergente. Il passaggio di consegna del potere, dall'aristocrazia alla borghesia, si manifesta con sardonica lucidità e riacutizza nel Principe le antiche discrepanze tra i due mondi. Egli nel languore epocale, cerca di levigare il dolore, nel suo intimo.

L'aristocrazia, orbata di sostenitori, persino al suo interno, deve soccombere alla borghesia emergente, agra mistura di volgare arroganza e supponente ostentazione.

Un guizzo romantico pervade il Principe nel cogliere i segni dell'amore condiviso di due giovani e per il Gattopardo... soltanto la resa all'eterno silenzio.

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Il Circolo Culturale La Scaletta ha ospitato a Matera nella serata di ieri, 2 dicembre 2008, il primo "Ring Letterario", realizzato insieme all'associazione Women's Fiction Festival della città dei Sassi ed in collaborazione con la Libreria dell'Arco: alla presenza di un pubblico numeroso e partecipativo, due gruppi opposti di lettori hanno dibattuto sul recente successo letterario di "Mille anni che sto qui", di Mariolina Venezia - Edizioni Einaudi, vincitore del Premio Campiello 2007.

La competizione, sovente infervorata da elucubrazioni di vario genere e dai duetti incoraggiati dal moderatore dell'incontro - il presidente del Circolo La Scaletta, Nicola Rizzi - ha permesso, a chi non conoscesse il testo, di ricevere dal dibattito gli stimoli atti ad elaborare un personale orientamento alla lettura. Talvolta, sono stati affrontati argomenti più tecnicamente letterari; ma al di là delle differenti rilevazioni stilistiche, tra metriche e cesure, vi è sempre stato lo spazio per colorite contrapposizioni, al termine delle quali il pubblico si è schierato a favore di una delle due fazioni. Per la cronaca, gli estimatori del romanzo, ambientato nella provincia materana, si sono aggiudicati il contraddittorio con un vantaggio netto sulla parte opposta.

"Non c'è dubbio, la formula del "ring" contribuisce ad avvicinare il testo in esame al lettore in modo stimolante ed originale" - osserva Nicola Rizzi. "Questa volta il modello di presentazione convenzionale, distintivo degli eventi culturali, è stato sostituito da una formula più interattiva e coinvolgente, che trae spunto in modo evidente da prassi di dibattito con taglio televisivo a cui tutti siamo abituati."

Mariateresa Cascino, responsabile comunicazione del WFF ed ideatrice, insieme a Rossana Tinelli, del ring letterario, conferma: "Il risultato conseguito è incoraggiante, e c'induce a ripeterlo in futuro. Pensiamo che il pubblico abbia la possibilità di attingere in modo rapido e informale alle emozioni di varia intensità che contribuiscono a decretare il successo di un libro: sono pillole eterogenee di comprensione, che invogliano beneficamente la lettura, senza mai emularla."

Al Circolo Culturale La Scaletta di Matera è in programma, dal 24 al 31 maggio prossimi, una mostra di pittura dell'artista potentino Pasquale Belmonte. Il lirismo cromatico che si ritrova nelle tele esposte proporrà l'inconscio sulle pareti di tufo del circolo, e sarà una verifica del paesaggio, dalle infinite sfaccettature coloristiche, che metterà di fronte il reale e l'irreale. In questo mistico confronto il dipinto si proporrà in una allegoria di toni dove il dominio dello spazio della tela non ha misura.
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L'esposizione aiuterà a scoprire un mondo sensibile nell'equilibrio della tavolozza materica che fonde l'intensità dei colori, dei cieli che si armonizzano ai prati, case come arca in cui tutto è custodito: il bene e il male, nella libertà fantastica dei contrasti.

Sfogliando il ricco catalogo firmato da padre Tarcisio Manta e da Piero Ragone, si leggeranno le quadricromie che fanno esplodere le masse, le forme, le geometrie disegnate e sognate.

La mostra sarà inaugurata - alla presenza dell'artista - sabato 24 maggio alle ore 18:00, nella sede del Circolo Culturale La Scaletta, in via Sette Dolori 10, nei Sassi di Matera, e resterà aperta nei giorni feriali dalle ore 18.00 alle ore 20:00 sino al 31 maggio 2008.

 

All'interno del nuovo ciclo denominato "Caleidoscopio Lucano", il Circolo La Scaletta ha in programma - nel mese di maggio - un percorso culturale di quattro appuntamenti, avente per tema "La magia nell'antichità" e curato da Maria Torelli, antichista e studiosa di filologia classica. Sarà delineato l'antico sentire collettivo attraverso credenze, magie, riti le cui proiezioni permangono nella cultura popolare del Mediterraneo.

Il primo appuntamento, in programma domenica prossima - 4 maggio - con inizio alle 19:00, tratterà "Il sentire magico nel Mediterraneo da Omero all'età tardo-antica". Seguiranno gli altri incontri su "Maghi di Grecia" (lunedì 12 maggio), "Medea: storia di una maga" (lunedì 19 maggio) e "Maghi a Roma" (lunedì 26 maggio), sempre allo stesso orario, nei locali del Circolo La Scaletta, Via Sette Dolori, 10 - Rioni Sassi di Matera.

 

Si è tenuta sabato sera, 13 aprile, a Matera, la presentazione del libro "Come le rondini" di Antonella Panetta, un appuntamento del "Caleidoscopio Lucano" in programma al Circolo La Scaletta della città dei Sassi. Nell'ambito di tale iniziativa culturale, Daniela De Fina ha introdotto la lettura di alcuni brani del testo, partecipando al pubblico le sue personali impressioni sull'opera proposta. Ecco il testo integrale dell'intervento di De Fina:

"Da lettrice del libro di Antonella Panetta, Come le rondini, mi sono sentita subito a mio agio ed appagata, come mi capita spesso quando, varcata la pagina, mi inoltro nel mondo delle lettere e della scrittura. Più difficile è stato calarmi nei panni di presentatrice del libro, per la novità dell'esperienza certo ma soprattutto perché la presentazione di un libro mi è parsa da subito cosa delicata e complessa. Se è vero che tra autore e fruitore dell'opera d'arte si stringe un tacito patto, una complicità solidale che ne interpreta ed integra il senso, portare al pubblico questo rapporto, così intimo e unico, aveva ai miei occhi un che di arbitrario e di violento.

È un fatto che il modo migliore, forse l'unico, per avvicinarsi ad un libro, è leggerlo.

Tanto più se, come in questo caso, si tratta di un libro di poesie, dal linguaggio così carico di suggestioni, potenti e sottilissime, che si teme di infrangerlo, tentando commenti e interpretazioni.

Nella mia presentazione, pertanto, mi limiterò ad un semplice invito alla lettura, offrendovene semmai alcune chiavi, nessuna delle quali ferrea né univoca, che aprano il momento topico 'dalla parola all'ascolto'.

Prima di avvicinarci all'opera, mi pare utile e opportuno fornire qualche informazione sull'autrice. Antonella Panetta è una poliedrica artista lucana, poetessa e pianista, attrice, cantautrice e cantante la quale, dopo il libro Nilufer del 2002, nel 2007 ha pubblicato con Arduino Sacco Editore la bella raccolta di poesie Come le rondini.

Il progetto editoriale comprende, oltre al libro, un cd audio contenente canzoni scritte e interpretate da Antonella, accanto a versioni di canzoni italiane d'autore (Sergio Endrigo, Luigi Tenco).

Come le rondini raccoglie una trentina di liriche in cui confluiscono svariati temi di vita, tracce esteriori, orme e sentori che scavano nell'interiorità e si fanno presenza, memoria indelebile.

La misura del verso, elegante e sottile pur sotto il peso di un sentire profondo, si allunga talora in poesie-preghiera, suggellate da un liturgico "amen".

A ciascuna poesia è associato un toponimo, il nome di una località geografica, quasi sempre della Lucania, tranne in due casi, Catania e Milano, a delineare - come ha giustamente notato il Presidente delle regione Basilicata Vito De Filippo nella prefazione al libro - una straordinaria "geografia dell'anima".

Il gusto della parola precisa, evocativa ma esatta, disegna le immagini limpide dell'armonia con la natura e dell'amore panico, laddove anacoluti e incongruenze sintattiche, distorsioni verbali ("come se il mare ti nascesse", "resto qui a giocarti i pensieri", "ti scivolerei")e aberrazioni linguistiche sono le increspature dell'anima e suoi intimi moti, nuvole di un'interiorità in tempesta.

Insistita, tra le figure di suono, è l'allitterazione mentre l'anafora, ripetizione di parole e di intere frasi, ora ritornelli ora interrogativi retorici, si cristallizza da un componimento all'altro in vere e proprie parole-chiave, nodi semantici ricorrenti. Uno per tutti, la "terra", emblema di fertilità (la magna mater Cibele di antica memoria) ma anche e più semplicemente, nei versi di Antonella, l'approdo sicuro, dove è dolce atterrare al termine di un volo o di un naufragio.

Ispirati flussi di coscienza, rare volte disgiunti dalla realtà concreta delle cose, si avvalgono di un uso parco e sapiente dell'asindeto, dove la congiunzione si scarnifica fino a scomparire.

La pesantezza, chiamata in causa e maledetta, è proprio allora esorcizzata, perché, anche nei momenti più patetici e intensi, nelle poesia di Panetta prevale la levità, la leggerezza di parole- farfalla, meglio, di parole-rondini che non si piegano al peso della realtà, delle gravi leggi del vivere che nel mondo della scrittura non hanno diritto di cittadinanza.

Anche la tristezza, presunta cifra distintiva della letteratura lucana e più ancora della sua retorica, si supera nella malinconia, la tristezza riscattata dalla levitas, diventata leggera.

Giunti a questo punto, credo che ogni ulteriore tentativo critico e interpretativo sarebbe superfluo, laddove la poesia , nel cui alveo con tutto merito e onore si collocano le parole e le note di Antonella Panetta, aspira ad essere assolutamente essenziale nella sua bellezza.

A Voi, dunque, il piacere e la libertà di seguirci lungo questo percorso letterario, ciascuno cittadino lucano e del mondo, del mondo e dell'anima, costruttore di un senso che è bello realizzare e condividere insieme, poeta e lettore, uniti in un salto, un palpito, un volo "come le rondini"."

Circolo Culturale La Scaletta e Skenè presentano

"Percorsi Letterari. Dalla letteratura all'ascolto"

Domenica 10 febbraio 2008 ore 17:30
Circolo La Scaletta via Sette Dolori, 10 - Matera
DIARIO PROFETICO DI MOSHE FLINKER

Riflessioni di un giovane ebreo nell'Europa nazista.

Nel diario di Moshe Flinker il "trinomio" rappresenta la peculiarità dell'interiorità del suo protagonista, caratterizzato dalla Cheduscià, in ebraico santità, ovvero ricerca di perfezione in se stessi ed elevazione verso Dio.

Un trinomio costante: l'Io - la Famiglia - il Popolo d'Israele.

Un trinomio inquietante: Nostalgia dellantico Israele - Terrore della Germania Nazista - Sogno della Palestina.

Un trinomio devastante: Pregiudizio - Antisemitismo - Divieti.

Un trinomio caratterizzante: Popolo - Fede - Unità.

Un trinomio ebraico: Uomo - Torah - Dio.

"Un profeta ebraico in età moderna, una coscienza di purezza adamantina, una creatura umana umile e tormentata... un pensatore forte e intrepido". (Italo Alighiero Chiusano)

logoscalettasmallIl Circolo La Scaletta ha inviato una lettera aperta ad assessori e consiglieri comunali, provinciali e regionali per sollecitare la formalizzazione delle delibere inerenti l'istituzione a Matera del Centro di Alta Formazione Specialistica dell'Istituto Centrale del Restauro. Ecco il testo integrale della nota: "Questo Circolo sente l'urgenza di segnalare una questione di assoluta rilevanza regionale la cui soluzione sembra allontanarsi irreparabilmente. Infatti è noto che il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha gratificato la Basilicata scegliendo di istituire in Matera la Scuola di Alta Formazione Specialistica, quale sede distaccata dell'Istituto Centrale del Restauro di Roma, a servizio dell'intero Mezzogiorno d'Italia e dei territori extra-comunitari che si affacciano sul Mediterraneo."

"Questa scelta è finalizzata alla creazione di un'area eccellente di ricerca e di innovazione per la conservazione del patrimonio culturale, nonché deputata al rilascio del diploma di laurea quinquennale in restauro.

L'iniziativa nasce nel rispetto del nuovo codice dei beni culturali e del paesaggio, prevedente la creazione di centri, con la partecipazione di soggetti pubblici e privati, cui affidare attività di ricerca, sperimentazione, studio, documentazione ed attuazione di interventi di conservazione e restauro sui beni culturali di particolare complessità, nonché ove accreditare, ai sensi del comma 9, dell'art. 29 del richiamato testo unico, scuole di alta formazione per l'insegnamento del restauro.

La Regione Basilicata ha favorito questa scelta strategica, per divenire l'area meridionale di riferimento per le politiche di ricerca e di insegnamento del restauro del patrimonio culturale, coinvolgendo in tale progetto la Provincia e il Comune di Matera.

In tale prospettiva, la Regione Basilicata si è fatta carico di coordinare questa intesa tra enti pubblici e privati, siglando, in data 19 febbraio 2007 un protocollo d'intesa con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, l'Istituto Centrale del Restauro, la Provincia di Matera, il Comune di Matera e la Fondazione Zétema di Matera. In tale protocollo tutti i soggetti sottoscrittori si impegnavano alla più alta e proficua collaborazione al fine di avviare tutte le attività per la costituzione del Centro per la Conservazione e il Restauro nella città di Matera, nonché l'annessa Scuola di Alta formazione e Studio per l'insegnamento del restauro e della conservazione del patrimonio culturale.

La commissione paritetica preposta alla stesura della convenzione, contenente i ruoli e gli impegni dei soggetti sottoscrittori, presieduta dal Dirigente Generale dell'Assessorato alla Cultura, ha ultimato i lavori il 16 novembre 2007, elaborando un testo concordato di tale patto operativo.

In forza dell'impegno sottoscritto e per accelerare i tempi di attuazione, la Regione Basilicata, ha già trasferito alla Provincia di Matera l'edificio ove sarà ubicato il Centro di Alta Formazione e, nell'accordo quadro Stato-Regione, ha destinato l'importo di €. 1.000.000,00 per completare ed adeguare gli spazi della ricerca e dell'insegnamento.

La predisposta convenzione, tra l'altro, prevede che il Ministero con proprio decreto si impegna a istituire nella città di Matera, entro due mesi dalla firma dell'atto, la sezione distaccata della Scuola di Alta Formazione e Studio dell'Istituto Centrale per il Restauro.

Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, l'Istituto Centrale del Restauro e la Fondazione Zétema hanno deliberato e sottoscritto la convenzione sin dallo scorso mese di dicembre, la Provincia di Matera ha deliberato in data 29 gennaio 2008, mentre non lo hanno a tutt'oggi fatto la Regione Basilicata e il Comune di Matera.

Tali ritardi possono pregiudicare il compimento di un progetto così ambizioso e così rilevante per la Regione Basilicata poiché deputata a divenire punto di riferimento dell'intero Mezzogiorno d'Italia per la ricerca e l'insegnamento del restauro.

Infatti l'approvazione e la sottoscrizione della predisposta e concordata convenzione si rivela urgente e immediata in presenza della crisi del Governo nazionale e degli ufficiali e pubblici impegni assunti dal Ministro Francesco Rutelli per tale progetto. La preoccupazione è forte poiché una diversa rappresentanza politica del Ministero per i Beni e le Attività Culturali potrebbe mutare l'attuale indirizzo, anche in presenza di conosciute pressioni di altre regioni meridionali che si sono candidate a ospitare una scuola di tanta importanza.

Per queste ragioni si impone l'immediata approvazione da parte della Regione, della Provincia di Matera e del Comune di Matera della definita convenzione e della contestuale sottoscrizione, per non correre il rischio di subire la sottrazione di un'area di eccellenza che darebbe alla Basilicata e Matera il ruolo di centro di riferimento dell'intero Mezzogiorno nelle strategiche politiche della conservazione del patrimonio culturale e della formazione di profili professionali richiesti dal mercato del lavoro nazionale ed europeo.

Perdere questa funzione e questa occasione sarebbe a dir poco un suicidio politico, ma soprattutto civile."

Riprendono il prossimo 21 gennaio, con inizio alle ore 18:30, gli appuntamenti del lunedì presso il Circolo Culturale La Scaletta, in Via Sette Dolori 10, nei Rioni Sassi di Matera. Carla Benincasa tratterà l'argomento "Il Clima: definizione e conseguenze nel quotidiano del pianeta".

La conversazione comprenderà la definizione del clima, la spiegazione dello stesso e della flora tipica del nostro Paese, le conseguenze delle mutazioni. Saranno, altresì, analizzati lo status della popolazione, di tutte le strutture geografiche in funzione della nuova realtà dell'atmosfera. Un accenno significativo sarà dedicato alla fisiologia climatica per meglio far comprendere la stretta connessione tra clima e l'etnoantropologia del Pianeta in generale e dell'Italia in particolare.

Inoltre, al fine di una più valida presentazione dell'argomento, sarà presentata la sintesi di due favole di cui la Benincasa è autrice. La prima analizza il destino degli ulivi millenari alla luce di talune recenti scelte non esattamente a norma, la seconda le conversazioni fra le piante erbacee di un prato ove vengono descritte le qualità organolettiche di alcune di esse. Tale dissertazione - completando, brevi manu, ulteriori aspetti direttamente derivanti dal clima - sarà utile per una più approfondita conoscenza e conseguente rispetto dell' ambiente che ci circonda.