freccia arancio

 

"Le cose più importanti nella vita delle persone sono i loro sogni e le loro speranze,

ciò che hanno realizzato e pure quello che hanno perduto"

 

Memorie

Teresa De Ruggieri contribuì nel 1959 alla nascita del Circolo Culturale La Scaletta. Mentre collaborava con grande passione alla crescita dell’associazione, “silenziosamente” scriveva pagine di storie lucane, tra memorie e racconti pieni di grande fantasia.
Questa è una di quelle…

CARMELA. UN NOME, UNA STORIA

 

Il 22 ottobre 1887 nasceva Carmela. Una vita si apriva in una povera casa del Sasso Caveoso portando con sé la gioia. La nascita della bimba, infatti portò un po' di serenità e per quaranta giorni in quella casa si visse più tranquillamente con l'aiuto e la presenza delle donne del vicinato.
Ben presto però la vita ricominciò nella sua crudezza. Il padre, da tempo malato, passava ore ed ore su un povero giaciglio di paglia. La madre, donna molto attiva, lavorava tutto il giorno in campagna. Era chiamata la Massaia del campo, infatti il suo compito  era quello di scegliere ed ingaggiare ragazze per il lavoro nei campi e vigilare poi sul loro rendimento e comportamento. 
Alle prime ore dell'alba lasciava quindi la piccola Carmela, pregando sempre una delle vicine di accudirla.
Così la vita trascorse per quasi cinque anni. La bimbetta passava molto tempo da sola nel vicinato davanti casa e i suoi giocattoli erano i sassolini: si divertiva a lanciarli in alto e, lesta, li riprendeva nel palmo della mano. Una sera d'inverno la mamma tardava più  del solito a tornare dalla campagna e la fornaia, vicina di casa, che ogni tanto andava a vedere cosa faceva la piccola Carmela, la trovò addormentata dentro la pila di pietra che serviva per il bucato.
Faceva molto freddo e la donna bussò all'uscio ma nessuno rispose.
Il padre da tempo passava le serate in cantina. La fornaia allora prese la bimba con sé, l'adagiò in una culla vicino al calore del forno e quando si svegliò le dette focaccia e latte caldo.
Al mattino si venne a sapere che molte notti la bimba le aveva passate a dormire all'addiaccio. Solo al rientro del padre, a notte avanzata, la piccola Carmela ritrovava il poco calore del suo povero lettino.
Al ritorno dalla campagna, la mamma conosciuta la triste verità, decise di portare la piccola con sé nella masseria dove lavorava. Carmela ne fu felice perché così poteva vivere con la sua mamma tanto forte ed allegra. Ella cominciò quindi a vivere nella luce dei campi. Le ragazze si prodigavano ad insegnarle i giochi e i canti , la vezzeggiavano e le facevano fare dei piccoli servizi per darle un po' d'importanza.
Furono gli anni più sereni e più belli della sua infanzia. Cominciò ad apprezzare la natura, il calore del sole, l'odore della terra, il profumo delle piante, la dolcezza dei sorrisi, la bontà del cuore, la preghiera.
A mezzogiorno il lavoro si interrompeva, si recitava l'Angelus. Alla sera, d'inverno intorno al braciere, tutti insieme per la recita del Rosario.
Si pregava in latino, come era d'uso, ed il significato oscuro delle parole non la confondevano minimamente: a Carmela bastava essere vicina al Signore. 
Questa abitudine a pregare  in un latino molto approssimativo,le resterà per tutta la vita. A chi, sorridendo, le diceva che le parole che ripeteva non erano esatte, lei rispondeva in  dialetto: Io le dico così come so, ma con fede ed il Signore poi se le aggiusta.
Quando aveva appena quindici anni, fu chiesta in moglie da un ricco massaro. Lei non capì e si chiuse in un silenzio umile e rispettoso, ma la mamma ritenne che fosse troppo presto parlare di matrimonio per una creatura così semplice e inesperta e rifiutò la proposta.
Carmela si faceva sempre più bella: la sua allegria, la sua spontaneità e la sua laboriosità erano la sua dote.
Dopo qualche anno, un giovane bello, alto e forte presentò alla mamma la domanda di matrimonio e Carmela fu promessa a Giuseppe. Questi apparteneva,però, ad una famiglia molto litigiosa. Egli infatti, non andando d'accordo con i suoi genitori, viveva in casa di una zia.
Un giorno la zia litigò con una vicina a causa di una fune per stendere i panni ( cosa frequentissima nei vicinati dei Sassi ) e rientrata in casa  molto arrabbiata gettò la fune con grande forza sul "cascione", dove però, invece del grano, erano conservati dei fuochi artificiali, perché il marito faceva il pirotecnico nei giorni di festa.
All'urto violento e improvviso, ed anche per il caldo di agosto, ci fu una forte deflagrazione e  la zia colpita in pieno perse la vita.
Dopo questa tragedia, le nozze furono affrettate e Carmela andò sposa a Giuseppe.
Passarono alcuni mesi,ed i due giovani sposi, in attesa di un bimbo, decisero di andare a riappacificarsi con i genitori di Giuseppe. Carmela mise l'abito più bello e timorosa si avviò verso la casa dei suoceri. Durante il tragitto pregava in cuor suo il Signore di esserle vicino onde essere accolta bene dai genitori del marito. Questi la ricevettero benevolmente e le fecero gli auguri per la nuova vita che era in lei.
Al calar della sera, come era consuetudine, gli uomini si avviarono verso la cantina e Carmela tornò a casa tranquilla perché tutto sembrava essere andato nel migliore dei modi, come lei aveva sperato.
Ma quella notte Giuseppe non tornò. Al mattino si seppe che era stato arrestato. La sera precedente, infatti, per pochi soldi aveva di nuovo litigato con il padre. Giuseppe, violento e ribelle di natura, nella notte era tornato nell'abitazione dei genitori con una vecchia carabina che teneva nascosta in un luogo poco fuori del paese, aperto lo sportello della porta aveva sparato.
I colpi erano andati a vuoto, forando semplicemente le coperte del letto. Ma il padre, immediatamente, andò dai Carabinieri a denunciarlo per tentato omicidio. Fu quasi un gioco da ragazzi, arrestare il giovane, mentre all'alba stava tornando a  casa dalla sua sposa.
Giuseppe si protestò innocente e dichiarò che il padre si era inventato tutto.  Si arrivò al processo e Giuseppe fu condannato a 7 anni e 8 mesi di carcere, condanna confermata poi anche in Appello. Partì quindi per il carcere dell'Asinara lasciando la sua giovane sposa e la piccola Giulia nata da poco.
Con grande coraggio e con la forza della sua profonda fede, Carmela affrontò questo tristissimo e difficile momento.  Si mise a balia ed entrò così per la prima volta nella casa di una famiglia alla quale fu sempre devota ed affezionata per tutta la vita. Per Carmela questa fu la sua seconda famiglia: da tutti in questa casa è stata sempre chiamata " Mamma Carmela" e come una mamma è stata rispettata ed amata.
Passarono gli anni e nel 1915 scoppiò la Guerra Mondiale. Giuseppe ottenne un condono per buona condotta e ritornò al paese, ma dopo pochi mesi fu richiamato alle armi e prestò servizio in un presidio nel Nord Italia.

La guerra finì e finalmente la famiglia si ricompose. Carmela con il suo lavoro e i suoi risparmi fece trovare al marito una casetta completa di tutte le cose necessarie ed anche una piccola somma di denaro. Con queste risorse vissero per un po' di tempo, mentre Giuseppe cercava lavoro. Nessuno però era disposto a prenderlo a giornata, né alcuno si interessò a reinserirlo nella società: era un presunto assassino, uno schedato, un uomo da tenere lontano.
La vita si faceva sempre più difficile e Carmela con il cuore dei semplici pregava il Signore ed in cuor suo sperava in un miracolo. Era solita dire:" Chi ha fede in  Dio non perde mai".
Di tanto in tanto Giuseppe lavorava solo nei campi di parenti, ma si sentiva un fallito, un sopportato. Era inquieto e finì con unirsi ad un gruppo di persone poco raccomandabili.  Carmela, accortasi di questa sua inquietudine, lo supplicò di pazientare e di non commettere azioni contro legge.  Nel frattempo erano nati altri due bambini: Francesco e Giovanni.
Una notte Giuseppe si unì alla combriccola dei suoi nuovi amici per andare a rubare in campagna frutti della terra. I carabinieri da tempo seguivano le loro scorribande e quella notte intimarono l'alt al gruppo.  Due riuscirono a fuggire gli altri furono fermati, Giuseppe non voleva arrendersi a questa nuova realtà e, per la sua natura violenta e per la rabbia, s'avventò contro i carabinieri, cercando addirittura di  disarmare uno di essi, ma questi più lesto di lui, premette il grilletto ed il colpo partì. Giuseppe morì all'istante nel silenzio di una notte senza speranza.
Le lacrime di una donna abbracciata ai tre figlioletti nella casa della famiglia che sempre l' aveva accolta sono l'epilogo della vita di Carmela "sposa". In questa casa si preparò la stanza per Carmela e i suoi figli e qui essi vissero per alcuni anni.
Molte furono le proposte di matrimonio, perché tutti conoscevano la sua bontà e la sua operosità.
Sposò infine un vecchio vedovo con quattro figli già grandi e Carmela continuò la sua vita di lavoro e di sacrifici ricompensata però dall'affetto che anche i figliastri ebbero per lei.
Ma le prove per Carmela non finivano mai: Giulia, la sua bimba adorata morì di tifo. Inesorabile la vita la inchiodava a vivere nel dolore ma lei continuava a dire:" le lacrime che manda il Signore sono lacrime benedette".
Gli anni passavano e sul mondo si addensano nuove tremende nubi; nel 1939 scoppiò la seconda guerra mondiale e i due figli di Carmela furono chiamati alle armi. 
Il primogenito Francesco parte per la Grecia e per Carmela l'unico appoggio, l'unico suo punto di riferimento rimase Giovannino l'altro suo amatissimo figlio. Pastore da sempre, egli trascorreva le sue giornate sulle Murge,  guidando il gregge ed intagliando nel legno, come usavano fare i pastori, oggetti di uso comune nelle case dei Sassi: cucchiai o timbri per il pane.
Tornando a casa, una volta alla settimana, egli consegnava alla sua mamma il frutto del suo lavoro e questi oggetti da lui creati con un sorriso dolce e con la gioia dei semplici passavano insieme il giorno di festa. Ma nel marzo  1942 anche Giovannino fu chiamato alle armi. Partirà per Napoli e dopo qualche giorno è imbarcato, come marinaio, su una nave diretta in Africa.
Giovannino, piccolo pastore delle Murge che mai era uscito da Matera e che mai aveva visto il mare, morirà nel Canale di Sicilia per il siluramento della nave. Disperso, questa è l'unica notizia che Carmela ha di lui, ma per Carmela questa parola ha un solo significato: Giovannino  non è morto ,è disperso ed anche lui tornerà prima o dopo come è successo a Francesco, l'altro figlio tornato dalla guerra  ferito ma vivo.
Gli anni passano, la guerra è finita ma Carmela attende ogni sera il passo del suo figliolo, il passo della speranza. Di notte veglia e prega, prega l'Angelo della Buona Nova  ed al mattino è sicura che Giovannino tornerà. Il suo sorriso radioso al mattino è commovente e nessuno osa contraddirla.
In questa attesa fiduciosa trascorreranno gli ultimi anni di Carmela che , ormai anziana e ammalata , va incontro al suo Giovannino in Cielo. E' il 6 aprile 1961. Come le primule che nascono al tepore d'aprile, timide e discrete, così Carmela è sbocciata nel Cielo mettendo le sue radici nell'Eternità.

 

Teresa De Ruggieri
(Prof.ssa e socia storica del Circolo La Scaletta
                                    Matera, 28 aprile 1932 - 27 febbraio 2011)

 

 Ascolta il testo con la voce di Cosimo Frascella

  

 

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