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 "È nel cuore dell’istante che si trova l’improbabile"

 

Stazioni di partenza

Gestione dei rifiuti, economia circolare e transizione ecologica

 

Il traguardo del disaccoppiamento tra crescita economica e consumo di risorse è sempre più distante e il tasso di circolarità globale, ovvero la percentuale di utilizzo di materie riciclate sul totale dei consumi di materia nel mondo, è pari all’8.6%.
L’aspetto più preoccupante è che tale valore si sta comprimendo nel corso del tempo, rendendo sempre più profondo il già grave divario di circolarità. Nel quadro della crescente pressione a cui produzione e consumi sottopongono le risorse mondiali e l’ambiente, l’economia circolare risponde al desiderio di crescita sostenibile, contrapponendosi al modello di sviluppo lineare, del tipo take – make and waste, secondo il quale si presuppone di disporre di risorse illimitate per produrre, distribuire, consumare e in cui ogni prodotto è inesorabilmente destinato ad arrivare a “fine vita”, a divenire cioè un rifiuto da smaltire su un pianeta considerato dalle infinite capacità rigenerative. La crescita della popolazione e della ricchezza moltiplicano inesorabilmente la domanda di risorse, aggravando le problematiche ambientali. L'umanità ha infatti già sfondato due importanti limiti: si consumano ormai oltre 100 miliardi di tonnellate di materie prime all'anno, con una proiezione al 2050 pari a circa 180 miliardi di tonnellate, e il pianeta è in media di 1 °C più caldo.
La transizione verso un’economia circolare si orienta verso altre priorità, verso valori antichi che sembravano perduti ma che diventano il fulcro del nuovo modello di sviluppo: riutilizzare, aggiustare, rinnovare, riciclare i materiali e i prodotti esistenti.
Ciò che si riteneva un “rifiuto” può essere ritenuto una vera e propria risorsa.
Che cosa accadrebbe se si riuscissero a concretizzare le misure di circolarità, raddoppiando entro il 2050 il tasso di circolarità globale e conseguentemente riducendo i consumi di materia? Secondo il Circularity Gap Report sarebbe possibile in tal modo tagliare le emissioni globali di gas serra del 39%, cioè di quasi 23 miliardi di tonnellate di CO2eq all’anno, contribuendo in maniera decisiva a mantenere il pianeta su una traiettoria di aumento medio della temperatura al di sotto di 2°C. La chiave di volta è dunque il disaccoppiamento tra la crescita economica e il consumo di risorse, ovvero il rapporto tra lo sfruttamento delle risorse naturali, il loro uso e riuso efficiente, e il riciclo dei rifiuti come "materia prima-seconda", che rappresenta anche un obiettivo prioritario dell'Unione europea.
L’archeologo statunitense Emil W. Haury sosteneva, cinquant’anni fa, che i rifiuti sono tra le più produttive fonti di informazioni sul nostro passato.
I rifiuti raccontano storie e non soltanto su tempi ormai trascorsi. Narrano anche il presente, riferiscono, ad esempio, di una inevitabile tendenza all'aumento della produzione di rifiuti solidi urbani in tutto il mondo. Raccontano di una distribuzione estremamente eterogenea della produzione globale di rifiuti solidi urbani, che varia in un intervallo molto ampio da meno di 100 kg per abitante all’anno, nei Paesi a bassissimo reddito, fino a oltre 800 kg per abitante all’anno nei Paesi ad alto reddito, i quali, pur rappresentando solo il 16% della popolazione mondiale, generano oltre un terzo dei rifiuti totali.
Si comprende, dunque, come la questione sia legata a doppio filo al livello di sviluppo economico e alle abitudini di consumo. Analogamente, in Europa accade che si registri una produzione variabile dai meno di 300 kg per abitante all’anno della Romania, fino agli oltre 800 kg della Danimarca, passando attraverso i circa 500 kg dell’Italia, valore molto prossimo alla media europea.
In Europa, il tasso di circolarità ha quasi raggiunto il 13%, in Italia il 22%, mentre, nei Paesi a basso reddito più del 90% dei rifiuti finisce in discarica o bruciato.
La corretta gestione dei rifiuti urbani è una delle maggiori
sfide ambientali, direttamente influenzata dalla crescita e dalla concentrazione della popolazione, dall'urbanizzazione e dalle attività economiche, oltre che dall’estrema variabilità delle caratteristiche dei materiali, e diventa uno strumento fondamentale per raggiungere gli obiettivi di circolarità e sostenibilità.
In un certo senso, gestire correttamente i rifiuti equivale a scrivere una partitura musicale seguendo le regole dell’armonia, significa organizzare e concatenare in maniera efficiente le diverse tecnologie di trattamento in funzione delle frazioni merceologiche e delle finalità di riciclaggio.
Quando questi flussi di rifiuti sono molto ricchi di composti organici e vengono sprecati, le risorse utilizzate per produrli, raccoglierli, trattarli, elaborarli e trasportarli, sono di conseguenza tutte sprecate, e ciò si traduce in significative perdite di energia e acqua. La bioeconomia sembra essere il fattore chiave per seguire un percorso sostenibile verso un futuro intelligente e verde nell'Unione Europea.
Non a caso, la quantità di rifiuti riciclati, in Europa, è passata da 39 milioni di tonnellate nel 1995 a 116 milioni di tonnellate nel 2017. Particolare attenzione è riservata alla definizione della gerarchia delle misure prioritarie di gestione dei rifiuti. Nello specifico, la priorità più alta è associata alle attività di prevenzione e recupero, mentre il ricorso alla discarica è associato alla priorità minima.
La necessità di rispettare questa scala di opzioni gestionali richiede attenzione proprio alle fasi iniziali della gestione dei rifiuti, ovvero non solo alla riduzione della produzione di rifiuti ma soprattutto la loro adeguata raccolta. L'intercettazione selettiva di diverse frazioni merceologiche consente di sottoporre singole categorie di rifiuti a specifici cicli di trattamento per il recupero dei materiali di scarto e la loro valorizzazione come nuovo prodotto riciclato.
Particolare attenzione è riservata alla frazione organica dei rifiuti solidi urbani, che è uno dei flussi di rifiuti solidi più critici da trattare sia in termini quantitativi che qualitativi. In Italia, come in molti altri Paesi, i rifiuti organici rappresentano, infatti, la principale frazione dei rifiuti solidi urbani e costituiscono il 40% circa, ovvero la massima parte di tutti i rifiuti separati alla fonte.
L'Italia è nei primi posti tra i Paesi membri dell'Unione Europea per la percentuale di rifiuti avviati al compostaggio. Sulla base del rapporto 2018 dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), la dotazione impiantistica italiana comprende 339 unità operative, con una capacità totale autorizzata di circa 10 milioni di tonnellate. Tuttavia, è importante segnalare che la distribuzione degli impianti è molto disomogenea sul territorio nazionale. Tale frammentazione ha come conseguenza l'impossibilità di poter trattare integralmente i rifiuti organici prodotti nel proprio territorio e la necessità di esportarne una quota verso impianti ubicati in territori extraregionali.
Un'analisi delle esportazioni dei rifiuti ha mostrato una direzione dei flussi indirizzata prevalentemente dal Centro e dal Sud verso il Nord, le cui motivazioni possono essenzialmente ricercarsi nella mancanza, soprattutto nelle regioni meridionali, di una adeguata dotazione impiantistica per il trattamento della frazione organica.

L'aumento dei costi di raccolta e di trasporto dei rifiuti su lunghe distanze e la frammentazione della distribuzione della popolazione, soprattutto nelle aree interne e rurali di alcune regioni italiane, potrebbero minare il successo di alcuni dei programmi convenzionali di compostaggio municipale. Ciò implica l’opportunità di identificare e sviluppare strategie alternative, quali la raccolta e il trattamento decentralizzati.
Il compostaggio di comunità, ad esempio, si fonda sulla costruzione di una rete, di una vera e propria comunità di cittadini, alla scala di quartiere, che intercetta e composta i rifiuti organici in un ambiente operativo controllato.
I principali vantaggi del compostaggio decentralizzato rispetto ai sistemi centralizzati sono riassumibili nella riduzione dei costi di trasporto e di trattamento dei rifiuti, nella possibilità di riutilizzare localmente il compost prodotto, sviluppando anche piccole imprese locali, e nell’abbattimento dei costi per l'acquisto di fertilizzanti commerciali.
Inoltre, l’ammendante organico prodotto è comparativamente di qualità superiore, grazie alla separazione efficiente e alla minore inter-contaminazione dei rifiuti.
L’attenzione crescente verso il compostaggio di comunità ha spinto la Scuola di Ingegneria dell’Università degli Studi della Basilicata a sviluppare il progetto Decentralized Composting in Small Towns - DECOST, finanziato su fondi europei, che mira a costruire un nuovo modello circolare di valorizzazione dei rifiuti organici, integrando sistemi di compostaggio decentralizzati di comunità con sistemi di agricoltura urbana. Tale obiettivo può essere raggiunto solo utilizzando un approccio centrato sulle persone, responsabilizzando la società civile e potenziando le capacità istituzionali.
Grazie a DECOST verranno realizzati piani integrati di gestione dei rifiuti solidi comunali e quattro iniziative pilota in diversi Paesi del mondo (Spagna, Italia, Palestina e Giordania), con lo scopo di ridurre gli sprechi alimentari, trattare 1.500-2.000 tonnellate di rifiuti organici all’anno e utilizzare il compost prodotto in progetti di agricoltura urbana. Per quanto riguarda l’Italia, lo sviluppo del progetto è stato reso possibile grazie alla collaborazione tra l’Università degli Studi della Basilicata, l’Università Politecnica delle Marche e l’Ente di Governo per i Rifiuti e le Risorse Idriche della Basilicata (EGRIB).
I siti pilota italiani sono localizzati in Basilicata, due a Potenza e uno ad Atella, dove sono stati installati compostatori con differenti capacità di trattamento in funzione della popolazione servita.
Nello specifico, due compostatori elettro-meccanici da 20 ton/anno sono stati installati a Potenza (foto), uno presso gli Orti Urbani e l’altro presso ScamBiologico, negozio che distribuisce prodotti a chilometro-zero, e saranno gestiti in collaborazione con due diverse comunità di cittadini, che fanno entrambe capo a Legambiente. Tutto il compost prodotto sarà riutilizzato come fertilizzante nei progetti di agricoltura urbana, consentendo di chiudere il ciclo di gestione dei rifiuti a livello locale, sottraendo la frazione organica alla gestione convenzionale.
Il progetto mira a identificare le caratteristiche socioeconomiche e le esigenze particolari nelle regioni in cui si intendono attuare tali soluzioni decentralizzate di riciclaggio e recupero dei rifiuti, che possono contribuire a svolgere un ruolo significativo per lo sviluppo di un modello efficiente di economia circolare nazionale ed europeo nei prossimi anni. Sulla base dei risultati del progetto, i pianificatori e i decisori pubblici potranno integrare il compostaggio comunitario nel quadro di gestione dei rifiuti organici in Italia, in particolare nei piccoli centri urbani nelle aree interne delle regioni meridionali.

 

Bibliografia essenziale:

Bruni, Ç. Akyol, G. Cipolletta, A. Laura Eusebi, D. Caniani, S. Masi, J. Colón, F. Fatone, (2020),
Decentralized Community Composting: Past, Present and Future Aspects of Italy. SUSTAINABILITY, vol. 12, p.1-20, ISSN: 2071-1050, doi:10.3390/su12083319

 

 

Donatella Caniani
(Professoressa Associata di “Ingegneria Sanitaria-Ambientale”, Università degli Studi della Basilicata)

 

 

1 Foto credits prof Nicola Cavallo ott

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3 Foto credits prof Nicola Cavallo ott

Foto credits prof Nicola Cavallo

 

 

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