freccia arancio

 

"La verità è spesso più vicina al silenzio che al rumore"

 

Le stanze dell'anima

 All'origine di ogni creazione

 

Un artista, (un poeta, uno scrittore, un pittore, uno scultore, un musicista, un danzatore) non è mai pronto per sé, non è mai solo; non pensa a se stesso se è in azione: è se stesso per gli altri. Quindi il primo suo attributo, il suo profilo è fare arte, cioè produrre qualcosa di ordinato, abilmente composto.
Del resto una elementare etimologia storica dei sostantivi ( in Latino ars, in greco artizo, artuo: “disporre in ordine e con abilità”, in Greco lo stesso concetto, con più identità pratico-tecnica è techne: “abilità tecnica manuale”, ma anche “inventiva”) evidenzia che sempre, dovunque, da quando gli uomini di Neanderthal e prima di loro l’Homo sapiens sapiens, dipingeva o scolpiva, danzava, suonava, non lo faceva per se stesso, ma per il gruppo, per gli altri.
Voglio dire che all’origine di ogni creazione c’è la forza empatica della convivialità. Un’utopia (vanae rei propositio aut cogitatio) per uscire (fuggire?) dal mondo?
No: i cittadini ateniesi che partecipavano (prendevano parte attiva) alle grandi tragedie ( il canto del capro: tragos), sapevano perché erano in quel luogo, per quelle azioni. Perché stavano insieme in quel gruppo, grande o piccolo che fosse.

Al centro del gruppo, tutti partecipano con la forza dei differenti ( e non diversi) valori e spessori delle proprie esperienze.
Non vi possono essere né arroganze di presunti saperi superiori, né timidezze di altrettanto presunte ignoranze: ognuno porta la sua disponibilità a stabilire un rapporto dialettico che si sviluppa nella freschezza del dialogo, nella sagacità dell’inventiva,  nello stupore della reciproca scoperta, nella vivacità degli sguardi e nel suono significativo delle parole. Nel silenzio dell’ascolto e nella disponibilità del dialogo e del colloquio. Nel canto di un mito sempre nuovo: dell’utopia dell’arte.

In un gruppo, sui gradini di una cavea,  intorno ad un fuoco, intorno ad una tavola, non ci si annoia reciprocamente con citazioni e rimandi. Qualche breve indicazione è possibile: un nome, una frase, un rimando ad un contesto noto. Al contrario, più spesso, ci si consiglia, ci si consulta. Si raccomandano possibili nuovi incontri. Si ricordano esperienze fatte e si annunciano altre che si desiderano provare.
Intorno ad una tavola non vi sono gerarchie se non quelle dell’autorevolezza e della freschezza. Dell’incanto e del canto: di un ascolto ansioso sempre nuovo. Quasi misterioso: si partecipa e si condivide con il desiderio di esserci per qualcosa e per qualcuno. Allora, si comprende il desiderio di capirsi e camminare insieme nelle salutari differenze. Nel mistero del mito che rinasce.
Si sta insieme perché si ama stare insieme. Intorno ad una tavola imbandita di canti, di suoni, di voci, di parole si usano con gioia le tecniche della comunicazione, la profezia della poesia; la ricerca della difficile verità e i suoi nascondimenti.
Parliamo fra di noi, con noi e con loro, gli altri intorno: non sono parole, voci, suoni  fra loro contrari, lontani: anzi, costituiscono il percorso di quella convergenza complessa che porta al grande secretum cui uno itinere non potest perveniri [1].
È il silenzio cantato dell’utopia, non vana, ma ricca, empatica.
Percorso e insieme mete compresenti nella convergenza, come forze primarie che inducono nella ricerca della conoscenza, non come somma di saperi, ma come sapienza, sapore, sapere: habitus metacognitivo.
Tempo lungo consumato nella riflessione che accompagna paziente ogni azione: quel tempus terere in vaticinando (il vate!) che nasce dalla convinzione che solo la gratuità conviviale delle relazioni fa scoprire.

Nella gratuità sta nascosto il grande secretum: incomprensibile, quindi, ogni forma di competizione che non sia del tutto gratuita. Incomprensibile altrettanto ogni forma di indifferenza per il risultato o sottovalutazione del risultato.  
Incomprensibile l’assenza di uno stato perenne di stupore di fronte all’ignoto che si svela velandosi: di fronte  all’arte,  nascosta e intravedibile, mutante e perenne, permanente e sempre nuova.
Di fronte alla più profonda convinzione che classico è ciò che muta rimanendo se stesso; anzi, diventa ed afferma sempre più la propria identità nei continui cambiamenti e nelle metamorfosi anche profonde di cui l’inesauribile alterità è espressione.
Non pensando ad una equivalenza – ingenua quanto supponente e scoraggiante – fra classicità e modernità, ma ribadendo che alle origini della nostra civiltà mediterranea, quindi della nostra classicità, sta la scoperta dell’ars-techne come tentativo mai esaurito ed esauribile del disvelamento del vero: alla radice del rapporto fra Terra e Mondo, fra Esistenza ed Esistente, fra Oggetti e Accadimenti, tra Totalità e Infinito, fra Materia e Memoria.
Qui sta la pratica creativo-euristica come esperienza che induce alla scoperta della ineludibilità del raggiungimento di una sola meta, che supera le incomprensioni (le valli, i fiumi, le montagne del sapere che non riesce a  sapere) per assestarsi nello splendore brillante della sapienza che dimentica da dove è partita e volge lo sguardo sempre avanti, oltre l’oltre: con progressiva scioltezza e dimestichezza. Con gioiosa speranza sempre nuova di chi vede davanti a sé sempre nuovi territori e mete.     Non certo come negazione di dubbio, ma come nuovo dubbio, nuove domande. Non come certezza, ma come necessità di nuovi percorsi da progettare, da tentare: come cammino esodale verso l’infinito.
Un canto d’amore e di passione per l’umanità intera vissuta in noi stessi e, prima di tutto, nel volto di chi conosci e di chi non hai mai visto, conosciuto, incontrato: come sensibile relazione di vita e vitalità: di realità sempre compromessa e quindi sempre vitale.
Utopia?
Sì: ma non vanae rei propositio aut cogitatio.

 

Francesco Butturini
(Medievalista)

 

[1]Uno itinere non potest perveniri ad tam grande secretum - Engramma. http://www.engramma.it/eOS/index.php?id_articolo=2893.

  

freccia arancio Torna a Rubriche

 

 

Social

facebook     instagram     youtube

newsletter

 

Inserisci il tuo indirizzo email per ricevere le notizie dal Circolo "La Scaletta" sulla tua posta elettronica.